I VILLAGGI DISTRUTTI
"Villaggi ebraici furono costruiti in luogo di quelli arabi. Voi non conoscete nemmeno il nome di questi villaggi arabi e io non ve ne faccio una colpa perchè i libri di geografia non esistono più. Non solo non esistono più i libri, ma non ci sono più nemmeno i villaggi arabi: Nahlal crebbe al posto di Mahlul; Kibbutz Gvat al posto di Jibta; Kibbutz Sarid al posto di Huneifis; Kefar Yehushu'a al posto di Tal al-Shuman. Non esiste un singolo luogo edificato in questo paese che non sia stato precedentemente popolato dagli Arabi."
Moshe Dayan, Discorso al Technion, Haifa (citato in Ha'aretz, 4 Aprile 1969).
"Alla fine della guerra del 1948, centinaia di villaggi erano stati non solo decimati, ma interamente cancellati, le case fatte saltare in aria o rase al suolo. Anche se molti di questi luoghi sono di difficile accesso, ancora oggi il viaggiatore attento che percorre strade e autostrade israeliane può notare tracce della loro presenza che sfuggirebbero al passante distratto: un'area recintata, spesso sulla cima di una collina, con ulivi e piante da frutta lasciati incustoditi, siepi di cactus e piante domestiche inselvatichite. Qui e là qualche casa diroccata, una moschea o una chiesa abbandonate, mura cadenti lungo un vicolo spettrale. Ma nella maggioranza dei casi, tutto ciò che rimane sono macerie e sassi sparsi su un paesaggio dimenticato."
W. Khalidi, Ciò che rimane.